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Le nuove linee guida dell’EFSA sul degrado dei pesticidi

L’EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), su richiesta della Commissione Europea, ha preparato delle linea guida per valutare in laboratorio i tempi di degradazione dei pesticidi e la dispersione nell’ambiente. Il parametro fondamentale è il DegT50, ovvero il tempo impiegato dal pesticida in esame per dimezzare la sua concentrazione iniziale per effetto della degradazione “naturale”; la dispersione nell’ambiente infatti non è da considerarsi una degradazione. Chiaramente, devono essere presi in esami anche gli intermedi e i sottoprodotti di degradazione che a loro volta possono rappresentare un pericolo per l’ambiente. Anche per questi bisogna definire il DegT50.
Un altro parametro importante è rappresentato dal Koc, ovvero il coefficiente di ripartizione espresso sulla base del contenuto in carbonio organico del sedimento. Questo parametro dà indicazioni sulla capacità del composto chimico di legarsi al suolo e varia a seconda delle caratteristiche del suolo.

La guida dell’EFSA fornisce agli utenti i mezzi per poter calcolare il DegT50 e il Koc nell’analisi di rischio effettuata a seguito delle richieste poste dal Regolamento Europeo 1107/2009. In particolare la guida contiene:

  • informazioni su valori di DegT50 ottenuti da esperimenti in laboratorio e su campo, da usare nell’analisi di rischio;
  • informazioni su come calcolare il DegT50;
  • descrizioni di esperimenti per ottenere i valori di DegT50 nel terreno;
  • descrizione di come integrare i risultati di DegT50 ottenuti in laboratorio con quelli ottenuti sul campo in determinate condizioni;
  • indicazioni sull’uso del parametro Kom (coefficiente di distribuzione normalizzato per la sostanza organica) e Koc;
  • informazioni sull’impiego dei valori di intercettazione delle colture;
  • esempi pratici su come usare la guida.

La presenza del manuale procedurale consentirà di valutare e paragonare tra loro i diversi prodotti; pertanto oltre ad una stima dell’efficacia del fitofarmaco sarà possibile anche tenere in considerazione l’impatto ambientale.

La presenza di questa guida ha come conseguenza la richiesta alle case produttrici di valutare il DegT50 dei loro prodotti, ma comporta notevoli vantaggi per l’utente finale che avrà a disposizione dati più precisi e univoci.

Il 17-18 giugno prossimi l’EFSA organizza a Parma un meeting dove verranno illustrate nel dettaglio il significato delle linee guida e indicazioni su come valutare il DegT50 dei prodotti. Possono partecipare al meeting, che si svolge interamente in lingua inglese, soltanto coloro che si siano precedentemente iscritti. Dato il taglio molto tecnico di detto convegno, saranno interessati quanti operano nel settore della regolamentazione dei fitofarmaci.

 

Per saperne di più:
EFSA
Press Release EFSA
Meeting di Parma del 17-18 giugno
Regolamento Europeo 1107/2009

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Bonifica di siti inquinati: una soluzione viene dalle coltivazioni a scopo energetico

I ricercatori di Versailles-Grignon dell’INRA (Institute National de la Recherche Agronomique – Istituto Nazionale Francese per la Ricerca in Agricoltura) hanno pubblicato un articolo su Science Direct che riporta i risultati di uno studio sulla bonifica di siti inquinati. Questo studio prova come coltivazioni a scopo energetico abbiano un effetto benefico sulla macrofauna dei suoli contaminati da metalli pesanti. I processi biologici sono considerati la base per realizzare la decontaminazione in situ di siti inquinati.

I ricercatori si sono concentrati sullo studio di invertebrati, animali di piccole dimensioni, privi di scheletro, visibili ad occhio nudo, che vivono nel terreno o sulla sua superficie. Hanno quindi analizzato l’effetto delle diverse coltivazioni su questo tipo di macrofauna in condizioni normali (siti non contaminati) e in condizioni di stress (siti contaminati).
Le coltivazioni perenni a scopo energetico prese in esame sono state: pioppeto o miscanto a rapida rotazione, coltivazioni annuali di grano per animali e parcelle boschive.
Le aree oggetto dello studio sono:

  • la pianura di Pierrelaye, nella regione parigina, piana che copre un’area  di oltre 20 km2 e utilizzata in passato per la produzione vivaistica e che ha impiegato acqua contenente i reflui non trattati della città di Parigi;
  • la pianura di Artois, nella regione di Lens, dove si trovavano 12.400 km2 di industrie manifatturiere che per quasi un secolo hanno prodotto grandi quantitativi di polveri.

L’impiego di acque reflue e il rilascio atmosferico di polveri hanno entrambi contribuito all’inquinamento del suolo con metalli pesanti. I metalli maggiormente presenti in queste aree sono zinco, piombo, rame, cadmio. La presenza di tali metalli rende queste aree inutilizzabili per l’agricoltura tradizionale.

Durante il periodo di ricerca sono stati esaminati 10.500 invertebrati appartenenti a 130 specie, 76 famiglie e 23 ordini che vanno dalle lumache ai mille piedi, dagli onischi ai lombrichi, oltre che insetti e ragni. I ricercatori hanno confrontato la macrofauna dei suoli inquinati in cui era presente una coltivazione annuale di grano, con una con coltivazione a scopo energetico. Hanno potuto così constatare che nei campi con le coltivazioni a scopo energetico era presente una macrofauna molto più abbondante, con numero di individui da 3 a 9 volte superiore rispetto alle coltivazioni annuali. Si parla di 6-18 individui per m2 contro 2 individui).
Da un punto di vista di tipologia di specie, non è rilevata una differenza, se non molto piccola, mentre la proporzione di invertebrati “residenti” ovvero non mobili (rientrano in questa categoria i lombrichi) è decisamente maggiore nelle colture a scopo energetico.
La macrofauna presente in suoli contaminati con colture energetiche è comunque nettamente inferiore a quella riscontrabile in zone boschive (siano o no siti contaminati). In questi casi, infatti, si possono contare in media 200 individui per m2.
Dalle analisi emerge che la macrofauna sembra beneficiare dell’assenza di arature e della diminuzione della presenza di prodotti per la salute delle piante. Questi due fattori limitano la crescita e la stabilizzazione delle comunità animali.

La presenza di macrofauna comporta la maggior possibilità di bonificare il terreno attraverso “l’elaborazione” dei metalli pesanti e rendendoli biodisponibili, quindi assimilabili dall’ambiente. Tuttavia, la presenza maggiore di macrofauna comporta anche la maggior presenza di metalli biodisponibili che possono quindi avere altri impatti sull’ambiente, cosa che deve essere tenuta in dovuta considerazione.

Per saperne di più:

INRA
Science Direct

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Finanziamenti per lo sviluppo del settore vitivinicolo

L’imprenditoria vitivinicola è molto frammentata con scarsa coordinazione tra i vari operatori del settore. Molte aziende si presentano sottodimensionate e riscontrano pertanto problemi legati alla scarsità delle risorse umane ed economiche, mentre la base produttiva risulta essere molto ampia rispetto al numero di imbottigliatori e confezionatori. Il settore necessita quindi di una riorganizzazione se vuole restare competitivo. La Comunità Europea e le Regioni vedono nell’innovazione la chiave strategica per una riorganizzazione efficace; gli ultimi finanziamenti mirano proprio a stimolare gli operatori del settore vitivinicolo in questa direzione.

La novità più importante è l’obiettivo di finanziare sia innovazioni organizzative materiali, sia quelle immateriali costituite dai network: lo sviluppo di tecnologie di informazioni e per trasferire e diffondere conoscenze e studi pilota e per sviluppare piattaforme per la vendita on-line, vengono considerate, dalla UE e dalle Regioni, quali la Regione Lombardia, strategie vincenti per il miglioramento economico-produttivo delle aziende e rafforzare la competitività delle imprese e la presenza sui mercati esteri. Che finora non si sia riscontrato un miglioramento netto laddove si sono apportate queste modifiche, viene imputato anche alla situazione economica generale, per cui l’Europa e le Regioni insistono per il rinnovamento.

I finanziamenti sono quindi rivolti a sostenere la strada ancora poco percorsa dello sviluppo di network d’impresa e della progettazione di sistemi di logistica aziendale. In questo modo si dovrebbe arrivare ad un’ottimizzazione dei costi massimizzando le rese. La creazione di una rete viene considerata un elemento strategico per raggiungere traguardi di qualità, tipicità e di mercato, e basilare per poter superare la frammentazione, il sottodimensionamento delle singole strutture e i problemi legati alla scarsità delle risorse umane e economiche.
Comunque il concetto di network d’impresa è già noto nel settore vitivinicolo; validi esempi sono le cooperative e i più nuovi network, collegati alle pratiche enologiche avanzate, dove, data l’alta specializzazione, le aziende ricorrono a partner esterni specializzati. I finanziamenti mirano a svilupparli. Un’innovazione vera e propria è rappresentata dal network logistico, ovvero un collegamento tra le varie imprese e con i diversi soggetti che già operano nelle aree della ricerca, sperimentazione e formazione/divulgazione, allo scopo di realizzare una maggiore efficienza operativa e migliorare la capacità di produrre innovazione applicata in enologia e viticoltura, e di fornire agli operatori della filiera informazioni utili al miglioramento del sistema.
I settori di intervento del network sono soprattutto quelli rivolti al miglioramento genetico della vite (vitis vinifera, varietà resistenti), all’impianto e alla gestione viticola, al risparmio idrico e al cambiamento climatico, alla trasformazione e al condizionamento, alla sicurezza alimentare, alla qualità e alla certificazione.
L’innovazione tecnologica tradizionale resta comunque importante, ad esempio per lo sviluppo di tecnologie a minor impatto ambientale. Tuttavia, la scelta dell’Unione Europea e delle Regioni è stata quella di finanziare soltanto chi prevede l’innovazione del tipo sopra descritto. Si tratta di piani costosi e di grande sforzo progettuale, che prevedono una riorganizzazione delle attività dell’impresa, ma possono risultare estremamente efficaci in un prossimo futuro.

Per saperne di più:

Regione Lombardia
Agricoltura Lombardia
Regione Veneto
Agricoltura 24
OCM Vino