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Progetto “Pure”. Nuove tecnologie per il controllo integrato delle infestanti

La naturale evoluzione di parassiti, malattie e infestanti rappresenta una sfida continua per l’agricoltura sostenibile. Infatti i parassiti si adeguano ai cambiamenti ambientali apportati dall’agricoltura siano questi di tipo varietale o collegati al controllo delle infestanti. Infatti non solo l’impiego di fitofarmaci altera l’equilibrio, ma anche l’IPM e l’agricoltura biologica non sono a impatto zero.

Risulta quindi indispensabile sviluppare strategie da cui ricavare dovute informazioni sulle possibili evoluzioni delle specie per evitare di intraprendere strade che portino allo sviluppo di specie super-resistenti, ovvero capaci di resistere a qualsiasi tipo di controllo.
Sono a disposizione diversi modelli matematici, ma si è alla continua ricerca di un modello il più reale possibile, ovvero capace di prendere in considerazione la genetica e la dinamica della popolazione di insetti infestanti, la biologia degli insetti infestanti e delle colture target, e i possibili danni che le colture possono subire.
Per far fronte e stimolare un’agricoltura sostenibile, l’Unione Europea ha finanziato all’interno del 7° programma quadro il progetto “PURE”. Questo progetto è nato con lo scopo di trovare e quindi diffondere soluzioni di facile realizzazione e gestione, applicabili in diversi contesti, con una visione su duplice scala (nazionale e regionale) in un contesto di agricoltura sostenibile a basso impatto ambientale, con attenzione alla salute umana e alla qualità dei prodotti.
All’interno del progetto PURE vengono studiati modelli matematici in grado di ben simulare l’andamento della popolazione e la sua diffusione a livello regionale e nazionale, e vengono messe a punto tecnologie innovative per il monitoraggio delle infestanti, per il controllo biologico nell’ottica dell’IPM e per l’applicazione dei prodotti seguendo i principi dell’agricoltura di precisione.
Oggetto di studio del progetto sono appezzamenti agricoli con colture di tipo annuale o orticolo in pieno campo, perenni e protette.

Dall’inizio del progetto PURE ha pubblicato diversi libretti in lingua inglese per diffondere i risultati ottenuti.
L’ultimo libretto pubblicato riguarda i risultati ottenuti in 24 mesi di ricerca sullo sviluppo di campionatori d’aria e sensori ottici per il rilevamento di malattie. Questi sensori sono in grado di monitorare ampie aree geografiche e al tempo stesso dare informazioni su aree piccole, anche inferiori al m2.
Il sistema messo a punto prevede il monitoraggio e l’analisi dei dati che sono quindi elaborati da un modello matematico e quindi vengono fornite le soluzioni che vanno dal controllo biologico all’applicazione di fitofarmaci in modo selettivo e controllato.

Per il controllo biologico sono state messe a punto delle tecniche nuove per disturbare la fase di accoppiamento. In particolare, sono stati messi a punto degli emettitori di vibrazioni non udibili all’orecchio umano ma disturbanti a livello dell’accoppiamento, e delle trappole di ferormoni capaci di emettere odori sempre non percepiti dagli esseri umani, ma che alterano la percezione degli insetti Tuta.

Per la dispersione degli spray sono stati sviluppati degli spruzzatori ad hoc in grado di disperdere il prodotto solo dove è necessario. Sono delle attrezzature di precisione in grado di applicare il giusto quantitativo di prodotto al posto giusto.
Le prove sono state fatte su grano, mais e vigne ma sono applicabili anche su orticole, pomodori e alberi da frutto.
Al momento sono disponibili solo i prototipi. La commercializzazione è prevista a breve.

Per saperne di più:
Progetto “PURE
European Research Media Center
Sensori aerei per il controllo delle infestanti

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Finanziamenti per i prodotti agricoli dall’Europa e dalla Regione Lombardia

Per promuovere i prodotti agricoli nell’Unione europea e nei paesi terzi, la Commissione europea ha approvato 20 programmi, per lo più di durata triennale, con una dotazione finanziaria complessiva di 46,5 milioni di euro, di cui 23,3 milioni a carico dell’UE. I programmi selezionati coprono varie categorie di prodotti, come i prodotti di qualità (DOP, IGP e STG), i prodotti biologici, gli ortofrutticoli, il vino, il latte e i prodotti lattiero-caseari, i fiori, gli ortofrutticoli trasformati, cereali e riso trasformati, l’etichettatura delle uova, nonché le combinazioni di diverse categorie di prodotti. Le regioni e i paesi terzi interessati sono: America del Nord, Russia, Cina, Medio Oriente, Asia sudorientale, India, America latina, Norvegia, Azerbaijan, Bielorussia e Turchia.

Sono stati selezionati 20 programmi: 12 riguardanti il mercato interno e 8 i paesi terzi.

L’Italia riceverà, dei 23,3 milioni di euro totali, 5,8 milioni per promuovere i prodotti agricoli made in Italy. Le aziende destinatarie, incluse direttamente nei progetti, sono: Federbio, Bioagricoop, Consorzio Prosciutto San Daniele, Consorzio Prosciutto di Parma, Consorzio Grana Padano e Consorzio Montasio.

L’inclusione del vino e dei prodotti della pesca e acquacoltura tra i beneficiari delle misure di promozione e l’innalzamento del livello di partecipazione finanziaria dell’Unione fino all’80% delle spese ammissibili sono alcune delle novità.

La Regione Lombardia ha annunciato la riattivazione della Misura del “credito di funzionamento”, uno strumento di sostegno che prevede il concorso nel pagamento degli interessi sulle operazioni di credito effettuate dalle banche, mettendo a disposizione un primo plafond di circa 3,5 milioni di euro. L’aiuto è riservato alle imprese agricole con sede operativa nel territorio lombardo, con priorità di accesso per quelle operanti nei territori interessati dal sisma del 20 e del 29 maggio 2012. Sono autorizzate a operare le banche aderenti al regolamento predisposto da Finlombarda, a cui è stata affidata la gestione del fondo. Le domande di finanziamento potranno essere presentate dal 17 marzo 2014 fino ad esaurimento della disponibilità finanziaria. L’impresa può rivolgersi a uno degli istituti di credito convenzionati con Finlombarda.

Il finanziamento è destinato a sostenere il fabbisogno per il funzionamento aziendale, con un importo ammissibile a contributo tra i 20 e i 100mila euro. La durata del finanziamento è compresa tra 24 e 60 mesi, comprensiva dell’eventuale periodo di preammortamento della durata massima di 12 mesi. Il contributo è determinato sull’importo del finanziamento ammesso all’agevolazione ed è pari all’abbattimento del 2% del tasso di interesse applicato dalla banca al prestito erogato e comunque non superiore al tasso stesso applicato all’operazione. Il finanziamento viene erogato direttamente da Finlombarda all’impresa avente diritto.

Per saperne di più:

Europa
Finlombarda
Agricoltura News
Federbio
Bioagricoop
Consorzio Prosciutto San Daniele
Consorzio Prosciutto di Parma
Consorzio Grana Padano
Consorzio Montasio

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Evaporazione sotto vuoto del digestato per tagliare i volumi dei reflui

La zootecnia intensiva ha un forte impatto ambientale e in zone di allevamento intensivo, quale la pianura padana, lo smaltimento dei reflui rappresenta un grosso problema. I liquami sono quelli che danno maggiori problemi in quanto presentano livelli elevati di azoto e fosforo. Entrambi questi composti, se dispersi nell’ambiente in quantità eccessive, portano alla contaminazione dei corpi acquiferi sotterranei. La concentrazione di azoto rilasciabile nell’ambiente è regolamentata dalla Direttiva 912/676/CEE, recepita con il D.M. 07/04/2006 n. 209.

I vincoli stringenti sullo spandimento in campo dei liquami stanno forzando gli allevatori a trovare metodi alternativi, anche perché esiste una presenza diffusa di allevamenti “senza terra” o con un’insufficiente dotazione di terreni dove poter spandere il liquame.
Si è quindi incominciato a trattare i reflui zootecnici (sia liquidi sia solidi) con metodi che possono essere di tipo:

  • Conservativo: il contenuto di azoto rimane inalterato. L’azoto quindi è semplicemente concentrato o trasformato qualitativamente.
  • Riduttivo: il contenuto di azoto viene ridotto. Una parte di azoto viene allontanato come azoto gassoso.

Attualmente le soluzioni maggiormente diffuse per il trattamento dei reflui solidi consistono nel trattamento distruttivo di combustione e nei trattamenti conservativi di stoccaggio, compostaggio / biostabilizzazione aerobia, a cui si possono aggiungere processi di rifinitura come la pellettizzazione. In aziende zootecniche di grandi dimensioni si usa la digestione anaerobica con produzione di biogas che viene poi impiegato per la produzione di energia elettrica e termica.

Gli effluenti liquidi sono trattati con sistemi conservativi (separazione solido/liquido S/L), filtrazione su membrane, evaporazione sotto-vuoto, strippaggio, digestione anaerobica) o riduttivi (rimozione biologica dell’azoto).
Tra i metodi conservativi, solo la digestione anaerobica lascia invariati concentrazione di azoto e volume dell’effluente. Tutti gli altri processi conservativi ripartiscono l’azoto in due frazioni, di cui una a volume ridotto e a maggiore concentrazione in nutrienti. Questa frazione può essere utilizzata tal quale sui terreni (utilizzo agronomico diretto), oppure valorizzata, immettendola sul mercato come concime o ammendante organico (utilizzo agronomico indiretto); in entrambi i casi con il vantaggio di aver ridotto il volume e di conseguenza i costi di trasporto e distribuzione.
Nei processi riduttivi, in generale, si trasforma l’azoto in azoto molecolare gassoso, lasciando invariato il volume dell’effluente.
La riduzione del fosforo contenuto negli effluenti zootecnici risulta invece più complessa, in quanto può unicamente passare nella frazione solida separata, a volume ridotto.

Una tecnica molto seguita dall’Università di Padova, Dipartimento per il Territorio e Sistemi Agro-Forestali TESAV, è quella dell’evaporazione sotto vuoto del digestato.
Il meccanismo prevede una digestione anaerobica del refluo. L’energia liberata nel processo di autoconsumo viene impiegata per il successivo riscaldamento in fase di evaporazione sotto vuoto. L’evaporazione comporta il riscaldamento del liquido all’interno di una caldaia a cui viene applicato il vuoto. L’applicazione del vuoto artificiale permette di evaporare il liquido ad una temperatura più bassa, ovvero a circa 37°C al posto di 100°C.
Le sperimentazioni effettuate hanno messo in evidenza che con l’evaporatore è possibile ottenere un concentrato al 10-14% di secco, con una riduzione volumetrica del 50-60%. L’evaporatore ottimale ha una tipologia a parete raschiata. Il concentrato ottenuto ha come destinazione finale primaria la distribuzione agronomica ma, grazie al volume ridotto, può essere trasportato anche a distanze maggiori a condizioni economiche accettabili; inoltre, grazie alle elevate concentrazioni in nutrienti, si presta ad essere valorizzato nell’industria dei fertilizzanti.
Il distillato presenta una concentrazione di azoto di circa 2700mg/l e in gran parte in forma ammoniacale, con solidi (sospesi e totali) e fosforo solo in tracce. A causa dell’alta concentrazione in azoto ammoniacale, il distillato non è direttamente scaricabile né in acque superficiali né in fognatura. Bisogna quindi prevedere un trattamento che comporti un’ulteriore separazione tra un liquido concentrato in sali d’ammonio valorizzabile nell’industria dei fertilizzanti e un liquido a basso contenuto di azoto scaricabile in modo da ridurre il costo di stoccaggio e di trasporto per la distribuzione agronomica.
La sperimentazione dell’Università di Padova, è iniziata nell’ambito del progetto Metadistretto della zootecnia del Veneto, e quindi ha proseguito con il Progetto RiduCaReflui, promosso dalla Regione Veneto. A sperimentazione terminata, le prove stanno continuando su un impianto pilota in collaborazione con la ditta Saita srl. L’impianto potrebbero essere commercializzato a breve.

Per saperne di più: