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Crisi climatica, gli incendi minacciano le riserve di carbon legacy delle foreste

NASA Earth Observations

Il rapporto dell'IPCC 2021 stima che gli incendi aumenteranno anche in aree dove il caldo estremo e gli incendi sono stati poco frequenti. Se l’aumento della temperatura globale dovesse superare la soglia limite di 1,5 – 2 °C prevista dall’Accordo di Parigi, si andrebbe incontro al collasso climatico


Il VI rapporto dell'IPCC (Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico) sottolinea che le soglie di aumento della temperatura globale previste dall’Accordo di Parigi di 1,5 °C e 2 °C saranno superate prima della fine del secolo, a meno che nei prossimi dieci anni non si pongano in essere azioni che portino ad una riduzione netta di almeno il 55 per cento delle emissioni di gas serra e si raggiunga la neutralità climatica entro il 2050. Secondo gli autori del rapporto, la temperatura media globale del pianeta nel decennio 2011-2020 è stata di 1,09 °C superiore a quella del periodo 1850-1900. Nel contempo, le emissioni antropiche dei principali gas serra sono ulteriormente cresciute, raggiungendo nel 2019 concentrazioni di 410 parti per milione (ppm) per la CO2 e 1866 parti per miliardo (ppb) per il metano. I numerosi incendi che sono divampati nel mondo nei mesi di luglio e agosto sono il segnale inequivocabile che le temperature dell’aria raggiungono ormai limiti incompatibili con i cicli naturali e con il benessere della vegetazione. In Europa, gli incendi hanno colpito la Siberia e soprattutto l'Europa meridionale con ondate di caldo, che in Grecia e in Italia hanno fatto registrare temperature superiori ai 47 °C. I danni causati dagli incendi non si riverberano solo sulle persone ma anche sulle foreste. Infatti, il sequestro di CO2 nei “pozzi di carbonio naturali”, rappresentati dalle foreste, costituisce il 13 per cento delle rimozioni nette delle emissioni totali di gas serra (GHG) a livello europeo e contribuisce alla mitigazione del riscaldamento globale. Circa un terzo – il 31 per cento per l’esattezza – dell’anidride carbonica delle foreste è sequestrata nella biomassa sopra il suolo, mentre il restante 69 per cento si accumula nel sottosuolo. Quando le foreste bruciano il carbonio sequestrato nelle foglie, nei rami e nei tronchi si disperde nell’aria dove aumenta la CO2 e, conseguentemente, il riscaldamento globale (Figura 1).

 

Figura 1. Emissioni annue di CO2 rilasciata durante gli incendi (Fonte: WWF, 2020).

 

I ricercatori del NASA/Xanthe Walker, Center for Ecosystem Science and Society presso la Northern Arizona University, hanno scoperto chel’aumento della frequenza con la quale accadono gli incendi, soprattutto nelle aree del Nord Europa, potrebbe portare alla distruzione dello strato di sostanza organica che contiene il carbon legacy. Si definisce in questo modo il carbonio più vecchio e protetto presente nelle foreste formatesi da più di settanta anni. Gli alberi che crescono nelle foreste richiedono mediamente tra 25 e 250 anni per raggiungere la capacità ottimale di sequestro della CO2 atmosferica. Durante gli incendi di foreste giovani, c’è il rischio che venga bruciato anche lo strato di sostanza organica che contiene il carbon legacy, poiché le foreste giovani hanno meno capacità di accumulare la quantità di materia organica necessaria per proteggere il carbonio più vecchio (carbon legacy). Pertanto, il fuoco altera il ciclo naturale del carbonio e contribuisce al rilascio di una quantità maggiore di carbonio rispetto a quella sequestrata. I ricercatori hanno inoltre verificato che quando le foreste ricrescono dopo gli incendi, hanno minore capacità di accumulare carbonio.


Per approfondire:

  • Jessica Merzdorf. 2019. https://climate.nasa.gov/news/2905/boreal-forest-fires-could-release-deep-soil-carbon/. Goddard Space Flight Center NASA.
  • IPCC Working Group 1 Report “Climate Change 2021: The Physical Science”.
  • Fires, Forests andtheFuture:a crisis raging out of control? © WWF, 2020.
siccità

Siccità in agricoltura: un’emergenza che richiede uno sforzo comune

Secondo la FAO, la siccità è responsabile del 34 per cento delle perdite vegetali e animali in agricoltura, con danni economici stimati in 37 miliardi di dollari. Le conseguenze più gravi si registrano nei paesi meno sviluppati e in quelli a reddito medio-basso


La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) sottolinea che l’agricoltura rappresenta attualmente il settore che subisce le maggiori ricadute economiche a causa degli eventi metereologici estremi. Incendi e piogge improvvisi e intensi, spesso causati da temperature eccessive e/o da lunghi periodi di siccità, sono ormai sempre più frequenti e confermano la necessità di attuare gli interventi contro il riscaldamento globale previsti dall’Accordo di Parigi del 2015 (Figura 1).

 

Figura 1. Aumento della temperatura superficiale media globale negli ultimi cinquant’annirispetto alperiodo di riferimento 1961-1980. Fonte: FAO 2021.

 

I dati ci dicono che la temperatura globale nel 2018 è stata di circa 1 °C in più rispetto a quella dell’età preindustriale e che senza adeguate strategie di mitigazione del riscaldamento globale si potrebbe toccare un aumento di 3 °C entro la fine di questo secolo (l’Accordo di Parigi prevede di contenere l’aumento della temperatura globale entro gli 1,5 – 2 °C). Secondo la FAO, saranno soprattutto i paesi meno sviluppati a subire danni maggiori. La siccità, in particolare, sarà la principale responsabile della perdita di produzione agricola, dopo le inondazioni, le tempeste, i parassiti e fitopatie, gli incendi boschivi, e si calcola che l’82 per cento delle perdite di produzione agricola e animale si registrerà a causa della siccità proprio nei paesi meno sviluppati e in quelli a reddito medio-basso (Figura 2).

 

Figura 2. Attuale sensibilità alla siccità (basata sul clima attuale e socio-economico). Fonte: Final reportof the JRC PESETA III project.

 

La FAO evidenzia che a causa di eventi metereologici estremi il settore primario perderà nei prossimi anni 280 miliardi di dollari, di cui il 39 per cento nei paesi LDC (paesi meno sviluppati) e LMIC (paesi a reddito medio-basso). A questo proposito, uno studio del JRC (Centro comune di ricerca della Commissione europea) riporta che il cambiamento climatico causerà periodi di siccità più frequenti e intensi nell'Europa occidentale meridionale e che l'impatto sull'economia europea potrebbe superare i 65 miliardi di euro all’anno entro il 2100. Per contrastare il riscaldamento globale, nell’ambito delle azioni previste dal Green Deal europeo, la Commissione con il Regolamento 2021/1119/UE, in vigore dal 29 luglio 2021, ha istituito la legge europea sul clima che impegna tutti gli Stati membri a ridurre le emissioni di gas serra del 55 per cento al 2030 per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Le misure finalizzate a contrastare gli effetti della siccità, sempre più frequente, intensa e diffusa, vanno attuate però mediante un’azione collettiva. Le economie più ricche dovranno mettere al primo posto la realizzazione di interventi mirati a rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento dei paesi colpiti da eventi climatici estremi mediante strategie, programmi e investimenti diretti soprattutto verso le economie meno ricche.


Per approfondire:

  • Climate impacts in Europe: Final reportof the JRC PESETA III project, EUR 29427 EN, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2018,ISBN 978-92-79-97218-8, doi:10.2760/93257, JRC112769.
  • FAO, 2021. The impact of disasters and crises on agriculture and food security: 2021. Rome. https://doi.org/10.4060/cb3673en.
  • Regolamento Parlamento europeo e Consiglio Ue 2021/1119/Ue. Quadro per il conseguimento della neutralità climatica – Normativa europea sul clima.

 

Foto d’intestazione: Da Wikimedia Commons, l'archivio di file multimediali liberi

risorgimento

Più alberi nelle città per mitigare le temperature sempre più elevate

Si registrano temperature sempre più elevate, specie in estate e nelle città, con danni alla salute dei cittadini e costi per il condizionamento dell’aria. Una maggiore presenza di alberi nelle strade e di vegetazione sugli edifici urbani contribuirebbe a ridurre l’impatto delle temperature


La situazione climatica in Europa mostra un aumento delle temperature estive con livelli mai raggiunti finora, soprattutto nelle aree meridionali come Grecia e Italia dove le temperature hanno superato i 47 °C, toccando il massimo mai raggiunto a livello europeo in Sicilia, precisamente a Siracusa, dove lo scorso 11 agosto è stata registrata una temperatura di 48,8 °C (Figura 1).

 

Figura 1. Andamenti di temperatura, umidità relativa l'11 agosto 2021 a Siracusa-Contrada Monasteri (fonte: SIAS).

 

Le aree urbane, particolarmente quelle densamente popolate, sperimentano temperature dell'aria più alte di 4-5 °C rispetto alle aree rurali limitrofe a causa del fenomeno “isola di calore urbana(UHI), soprattutto di notte. L'UHI è causato dall'aumento della capacità termica delle città, dalle fonti di calore antropiche e dall'impermeabilità delle superfici urbane, che inibiscono il raffreddamento evaporativo (Lauwaet et al., 2016), oltre che alla velocità media del vento e al numero di giorni di sole. Importanti sono anche i parametri che si riferiscono alle dimensioni del centro urbano e alle caratteristiche della progettazione edilizia e della superficie disponibile di aree verdi. Tenuto conto che circa il 73 per cento degli abitanti dell’Unione europea vive in aree urbane e che le proiezioni indicano cheentro il 2050 circa 27 milioni di europei in più vivranno nelle aree urbane, è evidente che il fenomeno delle temperature elevate dell’aria nelle città, indotto dall’effetto “isola di calore urbana” sarà sempre più frequente e intenso. A questo proposito, tra le misure messe in campo dalla Commissione europea per contrastare tale fenomeno spicca la piantumazione di alberi nelle città e l’installazione di tetti e pareti verdi sugli edifici urbani. La Commissione sottolinea che solo il 44 per cento della popolazione urbana europea vive attualmente entro una distanza facilmente percorribile a piedi (300 m) per raggiungere un parco pubblicoe che gli spazi verdi presenti nelle città europee non superano il 40 per cento della superficie delle città, con una media di 18,2 m2 di spazi verdi accessibili per abitante (Figura 2).

 

Figura 2. Superfici verdi all’interno delle città (modificata da EEA Report No 12/2020)

 

Gli interventi per la forestazione delle città costituiscono uno tra i principali obiettivi che la Commissione si è proposta nell’ambito delle politiche di contrasto al fenomeno “isola di calore urbana”. Gli alberi, se posizionati strategicamente rispetto agli edifici, mediante l’ombreggiamento riducono la quantità di energia solare che colpisce le superfici esterne contribuendo a raffreddare l'aria attraverso l'evapotraspirazione. Una maggiore vegetazione nelle aree urbane riduce inoltre l’area pavimentata e aumenta la superficie di suolo libero in grado di assorbire acqua che, insieme alla vegetazione sugli edifici della città, facilita una maggiore evaporazione.


Per approfondire:

  • Urban adaptation in Europe: how citiesand towns respond to climate change. EEA Report No 12/2020.
  • Lauwaet, D., et al., 2015, 'Detailed urban heat island projections for cities worldwide: dynamical downscaling CMIP5 global climate models', Climate 3(2), pp. 391-415 (DOI: 10.3390/ cli3020391).
  • Maes, J., et al., 2019, Enhancing resilience of urban ecosystems through green infrastructure (EnRoute): final report, Joint Research Centre, European Commission (https://ec.europa.eu/jrc/en/ publication/enhancing-resilience-urban-ecosystems-through- green-infrastructure-enroute) accessed 13 August 2020.

 

Foto d’intestazione: Piazza del Risorgimento, Roma (foto: Carlo Alberto Campiotti)