Marevivo principale

Il cinema italiano dice no all’uso di plastiche monouso

Alla Festa del Cinema di Roma al posto delle bottiglie di plastica ci sono borracce ed erogatori di acqua grazie all’iniziativa “Go Plastic Free”, lanciata dall’associazione Marevivo. Con questa e altre iniziative come “Human Save the Sea” il cinema italiano sostiene la lotta all’uso di plastiche usa e getta. Ne parliamo con Rosalba Giugni, presidente di Marevivo. 


Qual è la mission di Marevivo?

Salvare il mare! Abbiamo cominciato trentacinque anni fa attraverso campagne di sensibilizzazione a livello locale e internazionale, promuovendo iniziative nelle scuole e nelle università e coinvolgendo sempre più soggetti nelle nostre attività. Con l’associazione Marevivo cerchiamo di rendere l’uomo più consapevole sui temi della sostenibilità ambientale e della salvaguardia del mare, tuttavia, a mio avviso, tale consapevolezza non è ancora abbastanza diffusa. Dobbiamo far capire alle persone che il mare non è un serbatoio dove gettare le  “schifezze” prodotte dalla nostra società, perché se muore il mare vengono meno anche le condizioni per la vita sul nostro pianeta.

 

Di recente Marevivo ha presentato, nell’ambito della Festa del Cinema di Roma, la campagna di sensibilizzazione “Human Save the Sea”. Di che si tratta?

Marevivo ha sempre promosso campagne informative e di sensibilizzazione per diffondere la cultura della sostenibilità. Negli ultimi anni ci siamo occupati molto del problema dei rifiuti plastici in mare. A questo proposito, nel 2016 abbiamo realizzato in collaborazione con Marina Italiana e CoNISMa la campagna informativa Mare Mostro. Un mare di plasticaper sensibilizzare l'opinione pubblica sui pericoli della presenza di plastica in mare. La campagna Human Save the Sea, invece, è svolta in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma e prevede un concorso al quale parteciperanno gli studenti con una serie di brevi spot sull’importanza della salvaguardia del mare. Tutti gli spot saranno valutati da un’apposita giuria e quello che vincerà sarà proiettato nelle sale cinematografiche italiane. Inoltre, l’intera classe cui appartiene lo studente vincitore parteciperà insieme con Marevivo alla bonifica ambientale di alcune spiagge italiane.

 

Perciò il cinema può essere un valido alleato per comunicare comportamenti consapevoli e rispettosi dell’ambiente?

Sì, senz’altro. Ci rivolgiamo a tutti i soggetti che incontriamo sulla nostra strada, ma il cinema può davvero cambiare la mentalità delle persone. “Human Save the Sea”, ad esempio, è sostenuta da numerosi registi, produttori e attori. Il cinema è visto, ascoltato, commentato e coinvolge moltissime persone. Perciò una proposta di Marevivo è che non vengano più mostrare plastiche monouso nei film. Sarebbe un segnale positivo nella lotta al consumo di plastiche usa e getta.

 

La Festa del Cinema di Roma sostiene l’iniziativa “Go Plastic Free” (foto: @Marevivo)

 

Quest’anno, grazie all’iniziativa “Go Plastic Free”, alla Festa del Cinema di Roma ci sono borracce ed erogatori d’acqua al posto della bottiglie di plastica. Me ne potrebbe parlare.

L’iniziativa Go Plastic Free è nata da una nostra idea alcuni fa nell’ambito delle regate: ai regatanti Marevivo forniva delle borracce e nei porti erano istallati degli erogatori d’acqua. Poi, il 4 giugno 2018, giorno dell’insediamento del nuovo Parlamento, abbiamo inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio, ai ministri e ai parlamentari, affinché prendessero provvedimenti per ridurre il consumo di plastica all’interno delle istituzioni. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha sin da subito accolto favorevolmente il nostro invito e ha sostenuto la nostra iniziativa. Dopodiché abbiamo stipulato protocolli d’intesa con università e istituti di ricerca e abbiamo promosso numerosi incontri nelle scuole. Insomma, la nostra idea è diventata virale.

 

Erogatori d’acqua istallati all’Auditorium Parco della Musica di Roma (foto: @Marevivo)

 

Cosa pensa dell’iniziativa “Fridays for Future”?

La giovane Greta Thunberg ha dato una svegliata a tutti! I giovani che sono scesi in piazza nell’ultimo anno, però, ora hanno bisogno di risposte da parte delle istituzioni. Dobbiamo capire perché manifestano e quali sono le loro richieste. In questi casi mi piace citare Alex Steffen, divulgatore americano, che dice: “Vincere lentamente è come perdere”. Nel senso che non c’è più tempo: occorre essere coraggiosi e agire rapidamente. Da anni Marevivo propone di inserire l’educazione ambientale nelle scuole. Aver presentato l’iniziativa contro il consumo di plastica alla Festa del Cinema di Roma ha messo sicuramente luce su uno dei grandi problemi del nostro tempo, ma non basta.

 

Come si sta muovendo la politica in tal senso?

Portare sempre con sé la borraccia, evitando di usare bottigliette di plastica, deve diventare una moda. Dobbiamo cambiare i nostri stili di vita, consumare energia in modo sostenibile, bruciando meno fossili e investendo di più nelle rinnovabili. E poi bisogna sostenere l’economia circolare perché tutto ciò che si produce va riutilizzato. In meno di un secolo l’uomo ha esaurito un capitale naturale che si è formato in centinaia di milioni di anni. La sfida ambientale richiede impegno e misure coraggiose. Poche ore fa la Camera dei deputati ha approvato la legge “SalvaMare” che ha l’obiettivo di favorire la raccolta e il riciclo dei rifiuti, in particolare della plastiche, in mare e nelle acque interne come fiumi, laghi e così via. Si tratta di un provvedimento importante e che abbiamo sostenuto sin da subito. Ora, bisogna approvare il testo anche in Senato.


Di Andrea Campiotti, inviato del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente alla Festa del Cinema di Roma

Foto d’intestazione: Rosalba Giugni, presidente dell’associazione Marevivo (foto: @Marevivo)

Travolta principale

Festa del Cinema di Roma, John Travolta protagonista della sesta giornata

John Travolta vola a Roma per presentare il suo ultimo film, “The Fanatic”. Il divo di Hollywood ripercorre la sua carriera in un incontro ravvicinato con il pubblico nel corso del quale confessa: “I tre film di cui vado più orgoglioso sono ‘La febbre del sabato sera’, ‘Grease’ e ‘Pulp Fiction’”.


John Travolta vola a Roma pilotando il suo jet personale – come ha tenuto a precisare in un incontro ravvicinato con il pubblico – per presentare il suo ultimo film, “The Fanatic” (2019), un thriller diretto dal regista Fred Durst, dove interpreta la parte di Moose. che da fan diventa stalker e inizia a perseguitare un attore di film d’azione. “Fanatic è un piccolo film, è costato poco ma ha un grande protagonista ed è il mio ruolo preferito di sempre”, spiega Travolta. “Tuttavia – prosegue – ci sono tre film di cui vado molto orgoglioso: 'La febbre del sabato sera' (1977), 'Grease' (1978) e 'Pulp Fiction' (1994)". Ma la collaborazione – che Travolta definisce viaggio – più interessante è stata quella con Quentin Tarantino. “Quentin allora era giovane, pieno di idee, un regista nuovo ma ispirato allo stesso tempo dai grandi maestri del cinema. Mi ha sempre dato grande libertà. Ad esempio, l’idea del taglio di capelli del personaggio di Vincent Vega è stata mia: avevo vissuto così come il personaggio del film per un paio di anni ad Amsterdam e lì avevo visto capigliature simili, perciò lo proposi a Quentin e lui, dapprima esitante, poi si convinse e mi rispose: ‘Sai che c’è, funziona!’”.

Nel corso dell’incontro ravvicinato Travolta si apre con il pubblico, racconta che all’età di 17 anni fu bocciato per la parte di Gesù nel musical “Jesus Christ Superstar”. “Il produttore – rivela Travolta – mi rifiutò perché ero troppo giovane per la parte, ma scrisse su un pezzetto di carta ‘è troppo giovane ma tenetelo d’occhio perché diventerà grande’ e poi, anni dopo, me lo mostrò quando mi scelse per “La febbre del sabato sera” e per “Grease”. Mentre in sala si passano in rassegna le clip di alcune delle sue migliori performance il pubblico applaude, alcuni fan cantano, battono le mani al ritmo di musica, altri gli gridano “I love you” e lui risponde senza esitazioni “I  love you too”, spiegando che, diversamente da quanto accade al personaggio del suo ultimo film, non ha mai avuto a che fare con gli stalker e che ha sempre avuto un ottimo rapporto con i suoi fan. Poi Travolta racconta al pubblico che è diventato attore grazie alla madre, regista e attrice, che lo ha introdotto al mondo dello spettacolo. “Mia madre mi ha insegnato ad essere un professionista, un attore profondo, a costruire il personaggio in modo completo”, racconta Travolta. Poi arriva il momento della clip tratta dal film “Blow out” (1982) di Brian De Palma e Travolta racconta di aver avuto un ottimo rapporto con il regista. “Era entusiasta e si fidava delle mie scelte tanto da farmi decidere. Io gli chiedevo: ‘Brian, preferisci che faccia questo o quello?’ e lui mi rispondeva: ‘Io sono il regista, recitare è il tuo lavoro, devi essere tu a scegliere’. Ma Travolta è stato anche Bill Clinton in “I colori della vittoria” (1998) di Mike Nichols. “Per interpretare la parte del presidente degli Stati Uniti ho studiato approfonditamente l’organizzazione di governo e l’amministrazione americana – spiega Travolta – perché queste cose un presidente le deve conoscere”.

 

John Travolta si racconta in un incontro ravvicinato con il pubblico in compagnia del direttore artistico della Festa del Cinema Antonio Monda (foto: ©Andrea Campiotti)

 

Poi arriva il momento di parlare dei film che ha rifiutato nel corso della carriera. Si tratta di quattro film: “I giorni del cielo” (1978) di Terence Malick, “American gigolò” di Paul Schrader (1980), “Soldato gentiluomo” (1983) di Taylor Hackford e infine “Chicago” (2002) di Rob Marshall. Quattro parti da protagonista che sono andate tutte ad un altro attore di Hollywood, Richard Gere che, peraltro, – come ha spiegato Travolta – non lo ha neanche mai ringraziato del favore. Dei rifiuti che hanno favorito la carriera a Gere Travolta non si pente perché – spiega – erano tutti motivati da impegni precedenti, eccezion fatta per “Chicago” che ha rifiutato per motivi personali. “Io sono cresciuto in un’era cinematografica nella quale le donne amavano gli uomini – chiarisce Travolta – e il testo teatrale dell’opera, dove le donne odiavano gli uomini, non mi è piaciuto. Poi ho visto il film e mi sono reso conto che avevano cambiato i personaggi e le protagoniste avevano più cuore”. “Colpa mia – confessa – che quando mi hanno offerto la parte non ho chiesto un incontro con il regista per capire come volevano modificare il testo teatrale”. Un rifiuto in particolare, però, lo ha condizionato. Dopo aver visto una clip del film “La sottile linea rossa” (1998) di Terence Malick, dove interpreta la parte del generale Quintard, Travolta racconta di essere ancora dispiaciuto per aver rifiutato (per motivi contrattuali) di lavorare in “I giorni del cielo”. “Diciassette anni dopo Terence mi confessò che il mio rifiuto gli aveva spezzato il cuore e che aveva smesso di girare film a causa mia”. L’ultima frase che Travolta avrebbe voluto sentirsi dire, dal momento che – come ha spiegato durante l’incontro – da bambino insieme alla famiglia aveva visto morire Giulietta Masina ne “La strada” (1954) di Federico Fellini e, colpito dalla scena, aveva chiesto la ragione della morte al padre. Il padre gli spiegò che Giulietta era morta di crepacuore. “Da quel momento giurai a me stesso che non avrei mai spezzato il cuore a nessuno”, spiega Travolta a conclusione dell’incontro, prima di ricevere dal direttore della Festa del Cinema Antonio Monda il “Premio speciale” per l’interpretazione in “The Fanatic”.


Di Andrea Campiotti, inviato del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente alla Festa del Cinema di Roma

Foto nell'articolo: Andrea Campiotti

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Foto di Andrea Campiotti

Al via la Festa del Cinema di Roma. Ecco i protagonisti della prima giornata

Si spengono le luci sulla prima giornata della Festa del Cinema di Roma. Ad aprire la quattordicesima edizione della kermesse capitolina l’attore e regista Edward Norton con il suo “Motherless Brooklyn – I segreti di una città”


Si chiude la prima giornata della Festa del Cinema di Roma, giunta quest’anno alla sua quattordicesima edizione, aperta dal già tre volte candidato al premio Oscar Edward Norton (“Schegge di Paura”, “American History X”, “Birdman”) che ha presentato in anteprima il film da lui diretto “Motherless Brooklyn – I segreti di una città” (2019), che arriverà nelle sale italiane il prossimo 1 novembre. La Festa del Cinema, ospitata nella splendida cornice dell’Auditorium Parco della Musica di Roma fino al 27 ottobre, ha visto già nella sua prima giornata la partecipazione di ospiti d’eccezione, tra i quali Ethan Coen, regista, sceneggiatore, produttore, che, in assenza del fratello Joel, con il quale da oltre trent’anni condivide un’inseparabile carriera che ha fruttato a entrambi ben quattro Oscar (“Fargo”, “Non è un paese per vecchi”), è stato protagonista di un attesissimo incontro ravvicinato con il pubblico. E poi ancora Giuseppe Tornatore, che ha animato un incontro ravvicinato dove ha raccontato la sua carriera e il successo raggiunto con il suo secondo film “Nuovo Cinema Paradiso” (1988), che gli è valso un premio Oscar come miglior film straniero. E poi ancora Bill Murray, che sabato riceverà nell’ambito della Festa il Premio alla Carriera, Wes Anderson, regista, che gli amanti del cinema ricordano per il suo “Grand Budapest Hotel” (2014) con il quale ha ricevuto tre candidature all’Oscar, John Turturro che è a Roma per presentare in anteprima mondiale il suo “Jesus Roll”, spin off de “Il grande Lebowski” (1998), dei fratelli Coen, dove interpretava la parte di Jesus Quintana, eccentrico giocatore di bowling latinoamericano. Rimasta celebre la scena nella quale leccava la palla da bowling prima di piegarsi per lanciarla verso i birilli. Sul red carpet inaugurale della Festa anche l’attrice britannica Guru Mbatha-Raw, protagonista di “Motherless Brooklyn” e Bobby Cannavale, co-protagonista con Turturro in “Jesus Roll”, ma che ha preso parte anche lui in “Motherless Brooklyn” e poi in “The Irishman” (2019), l’ultimo film di Martin Scorsese, il più atteso alla Festa del Cinema di Roma, che a novembre uscirà nelle sale italiane.

 

Sul red carpet dell’Auditorium Guru Mbatha-Raw, Edward Norton, Wes Anderson, Bill Murray, Bobby Cannavale, John Turturro (foto: Andrea Campiotti)

 

Nella prima giornata della Festa del Cinema, dunque, largo spazio è stato dato ai grandi nomi del cinema internazionale, mentre il quello italiano è rimasto, per così dire, “dietro le quinte”. Tuttavia, sono numerosi i film nostrani presenti nella selezione ufficiale del festival, da “Il ladro di giorni” di Guido Lombardi a “Santa subito” di Santa Pivo, da “Tornare” di Cristina Comencini” a “Bar Giuseppe” di Giulio Base, da “Nessun nome nei titoli di coda” di Simone Amendola a “Il terremoto di Vanja – Looking for Cechov” di Vinicio Marchioni. E la Festa del Cinema di Roma non è solo l’occasione per presentare film inediti, ma anche per ricordare registi, attori e scrittori che non ci sono più, come Franco Zeffirelli, Luciano Salce, Andrea Camilleri, Piero Tosi, Turi Ferro, Carlo Vanzina e tanti altri. Insomma, una Festa del Cinema ricca di eventi, imperdibili appuntamenti, attesissimi incontri a tu per tu con registi e attori – oggi pomeriggio si terrà un incontro ravvicinato con Edward Norton, che ripercorrerà la sua carriera di attore e regista – che attestano la volontà della città di Roma di confermarsi come palcoscenico di primo piano in Italia e nel mondo.


Di Andrea Campiotti, inviato del Centro Studi l'Uomo e l'Ambiente alla Festa del Cinema di Roma

Foto d’intestazione: Andrea Campiotti

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