Padova, Piazza dei Signori

A Padova la prima Piazza Plastic Free

Grazie all'iniziativa dell’"Associazione Provinciale Pubblici Esercizi" gli esercenti di Piazza dei Signori di Padova abbandonano definitivamente, dal prossimo 1° agosto, l’utilizzo di prodotti in plastica non riciclabile dal loro servizio.
Prima iniziativa in Italia che potrebbe presto essere replicata in molte altre città, contribuendo alla sostenibilità ambientale di tante attività commerciali e pubblici esercizi.


Chi si recherà in uno dei locali che hanno aderito all’iniziativa troverà esclusivamente prodotti riutilizzabili quali piatti in ceramica, bicchieri in vetro e posate in acciaio, oppure prodotti usa-e-getta completamente riciclabili e compostabili, realizzati in PLA (bioplastica, per la cui produzione servono elementi come mais, frumento, barbabietola od altri cereali). “È un gesto importante – dichiara Erminio Alajmo, Presidente dell’Associazione Provinciale Pubblici Esercizi (APPE) – che dimostra la responsabilità ambientale degli esercenti, disponibili ad affrontare anche costi aziendali superiori, pur di aiutare l’ambiente”.
L’iniziativa, nata durante una delle periodiche riunioni dei titolari dei 13 locali, è piaciuta fin da subito anche all’amministrazione comunale. L’Assessore alle attività produttive e al commercio del Comune di Padova, Antonio Bressa, ringraziando gli esercenti per l’esempio che stanno dando, ha considerato l’iniziativa molto meritevole . “A Padova – ha detto –  abbiamo l’ambizione di anticipare i tempi della Direttiva Europea contro la plastica usa e getta proprio stimolando la sensibilità ambientale di consumatori ed operatori economici".

Questi i nomi dei 13 pubblici locali (bar, pizzerie, fast food)  che hanno dato la loro adesione:

Bar Code
Bar Cento x Cento
Bar Hendrix
Bar Marlè
Pizzeria Cubo
Pizzeria La Lanterna
Bar pasticceria Antico Forno
Ristorante Uva
Ristorante Kofler
Ristorante sushi Galleria n. 5
Bar Piazza dei Signori 9
Bar El Pilar
Ristorante Ham Holy Burger      


Fonte 
Ufficio Stampa Fipe
Greta Di Fiore, 3206943127, greta.difiore@mediatyche.it
Andrea Pascale, 3938138965, andrea.pascale@mediatyche.it

Pescados-y-mariscos-Cómo-seleccionarlos-y-servirlos-de-manera-segura-4

Quasi 8 pesci su 10 consumati in Italia sono stranieri

È quanto denuncia Coldiretti Impresapesca nel rapporto “Sos pesce italiano” presentato in occasione della giornata nazionale del pesce italiano (15 giugno) per farne conoscere caratteristiche e qualità e aiutare a scelte di acquisto consapevoli. Nei mari italiani si pescano ogni anno circa 180 milioni di chili di pesce cui vanno aggiunti gli oltre 140 milioni di kg prodotti in acquacoltura – spiega Coldiretti Impresapesca – mentre le importazioni dall’estero hanno ormai superato il miliardo di chili, secondo un’analisi su dati Istat relativi al 2018. Una situazione che lascia spazio agli inganni, dal pangasio del Mekong venduto come cernia al filetto di brosme spacciato per baccalà, fino all’halibut o la lenguata senegalese commercializzati come sogliola. Una frode in agguato sui banchi di vendita in Italia e soprattutto nella ristorazione dove non è obbligatorio indicare la provenienza. Tra i trucchi nel piatto più diffusi in Italia ci sono anche – continua la Coldiretti Impresapesca – il polpo del Vietnam spacciato per nostrano, lo squalo smeriglio venduto come pesce spada, il pesce ghiaccio al posto del bianchetto, il pagro invece del dentice rosa o le vongole turche e i gamberetti targati Cina, Argentina o Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa sono vietatissime in quanto pericolosi per la salute. Sempre secondo Coldiretti è fondamentale l’etichettatura nei banchi di vendita e l’indicazione della data in cui il prodotto è stato pescato, che per legge deve prevedere l’area di pesca (GSA, Geographic Sub Areas). Bisogna garantire ai consumatori la conoscenza del percorso dal mare alla tavola, estendendo l’obbligo dell’indicazione di origine anche ai menu dei ristoranti con una vera e propria ‘carta del pesce’”. 

Per approfondire leggi Coldiretti Economia

Festival sviluppo sostenibile

I risultati della terza edizione del Festival dello Sviluppo sostenibile

Il Festival dello Sviluppo sostenibile tenutosi dal 21 maggio al 6 giugno 2019, promosso dall’ASviS, è stato caratterizzato dall’elevato numero di proposte sui temi dell’Agenda 2030.


Hanno partecipato all’iniziativa Università, scuole e numerose città, con il supporto di imprese e istituzioni, amministrazioni pubbliche e organizzazioni non governative. Come scrive nel suo editoriale Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, il successo di questa terza edizione è evidente nei numeri: nel 2017, quando l’ASviS lanciò la prima edizione del Festival, sembrò un grande successo aver promosso l’organizzazione di 220 eventi in quasi tutte le regioni; nel 2018 gli eventi furono 702; quest’anno 1059. Il successo oltre che all’impegno degli organizzatori è sicuramente dovuto alla cresciuta sensibilità dell’Italia ai temi dello sviluppo sostenibile. Nel corso del Festival si è discusso molto anche di Europa. “Al nuovo Parlamento europeo e alla futura Commissione l’ASviS, di concerto con altre organizzazioni della società civile europea, sottopone una serie di proposte che cambierebbero profondamente il modus operandi dell’Unione, per far sì che l’Agenda 2030 sia riferimento generale delle priorità strategiche 2019 – 2024. Si richiede  – aggiunge Giovannini –  anche una nuova struttura di governance e una nuova articolazione del “Semestre europeo”, il processo che scandisce gli impegni e le interazioni tra gli Stati nazionali e le istituzioni di Bruxelles".

A conclusione del Festival molte le riflessioni sui risultati, le proposte, le analisi di esperti su argomenti specifici, gli spunti di riflessione, le testimonianze e i racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Possono leggersi nella sezione “approfondimenti”  del sito ASviS.