Il ruolo dell’economia circolare nel Green Deal europeo
di Alessandro Campiotti
Dal palco di Ecomondo 2024, tradizionale kermesse tenutasi dal 4 al 7 novembre a Rimini, è stata ribadita l’importanza di una transizione verso un’economia che sia sostenibile nel tempo, quindi decarbonizzata, circolare e rispettosa della natura.

Si è da poco conclusa la 28° edizione di Ecomondo, l’evento annuale ospitato alla Fiera di Rimini che coinvolge i diversi stakeholder che operano nei settori della green and circular economy. Numerosi esponenti del panorama politico, industriale, scientifico e giornalistico hanno avuto l’occasione di incontrarsi e confrontarsi sulle strategie di sviluppo della politica ambientale dell’Unione europea (UE), per fare il punto sugli obiettivi raggiunti in materia di transizione ecologica e programmare quelli da perseguire nei prossimi anni. Il fitto programma di convegni, interviste e tavole rotonde ha consentito di toccare e approfondire i più diversi argomenti legati al tema della sostenibilità ambientale: dalla sfida climatica alle prospettive della nuova legislatura europea, dalla gestione dei rifiuti urbani alla qualità dell’aria, dalla circolarità delle imprese al ripristino della natura. Nell’ambito dell’evento, hanno avuto luogo gli Stati Generali della green economy, dove è stata presentata la Relazione sullo Stato della Green Economy 2024, curata da Edo Ronchi, già ministro dell’ambiente e attualmente presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Durante il suo intervento, Ronchi ha elencato i risultati finora raggiunti dal Green Deal europeo, l’ambizioso piano finanziato con oltre 600 miliardi di euro, che comprende un pacchetto di misure in materia di clima, energia e trasporti, finalizzato a ridurre le emissioni di gas climalteranti del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, per raggiungere la neutralità climatica, ovvero l’azzeramento delle emissioni nette, entro il 2050. Affinché il Green Deal favorisca la transizione verso un’economia sostenibile nel tempo, cioè decarbonizzata, circolare e rispettosa della natura, ha sottolineato Ronchi, è necessario correggere quanto prima eventuali errori di programmazione e affrontare interessi e visioni consolidate che possono rivelarsi un ostacolo alla buona riuscita del Piano.
Secondo la Relazione sullo Stato della Green Economy, che analizza i punti cardine del Green Deal sotto il profilo italiano e internazionale, dal 1990 al 2023 l’Italia ha ridotto le emissioni di gas a effetto serra del 25% rispetto alla media europea del 31%. Questo processo di decarbonizzazione è dovuto all’impegno assunto da alcuni dei settori industriali più energivori, che solo nel 2023 ha determinato in Italia un taglio delle emissioni pari al 6%. Entrando più nel dettaglio, i settori dell’edilizia e dell’industria, responsabili rispettivamente del 40% e del 21% del consumo di energia, hanno effettuato tagli del 5,5% e del 6% in un anno; al contrario, il settore dei trasporti, responsabile del 35% dei consumi, ha registrato un aumento del 2,2%. In Italia, infatti, nel 2023 sono stati raggiunti 41 milioni di veicoli circolanti, cioè 694 ogni 1000 abitanti, rispetto ad una media europea di 520, con un sostanziale peggioramento della vivibilità delle città a causa del traffico eccessivo e dell’inquinamento atmosferico, a cui bisogna far fronte potenziando il trasporto pubblico e aumentando il ricorso ai biocarburanti. Allo stesso tempo, risulta prioritario contrastare il consumo mondiale di risorse (minerali, metalli, biomasse e combustibili fossili), che dal 1950 al 2023 è aumentato da 12 a 106 miliardi di tonnellate, determinando serie conseguenze sull’ambiente e sul clima.
A questo proposito, uno dei pilastri strategici del Green Deal prevede il potenziamento del livello di circolarità dell’economia europea, mediante una serie di interventi che mirano a progettare i prodotti in modo che risultino più duraturi, riparabili e riciclabili nel tempo. Questa logica di progettazione ecocompatibile interessa alcuni tra i principali settori produttivi – industria, edilizia, trasporti – e allo stesso tempo punta a migliorare la gestione dei rifiuti urbani e speciali, il cui tasso di riciclo in Italia ha raggiunto il 72% nel 2020, superiore alla media europea del 58%. In questo contesto, sottolinea ancora la Relazione, occorre rafforzare il ruolo delle imprese nel Green Deal, garantendo l’accesso alle tecnologie a zero emissioni nette tramite il Regolamento Net-zero Industry Act e sostenendo a livello finanziario le imprese che si impegnano nella decarbonizzazione dei processi produttivi e nell’attuazione di pratiche ecologiche e circolari, come prevede il Clean Insdustrial Deal. Per questi motivi, l’UE ha introdotto la rendicontazione societaria di sostenibilità (CSRD), secondo cui le imprese soggette a tale direttiva dovranno fornire informazioni in merito alle performance di circolarità delle diverse fasi della produzione. Inoltre, per monitorare la risposta del mondo produttivo sotto il profilo della comunicazione, nel 2024 è stata approvata la Direttiva comunitaria contro il greenwashing per contrastare le pratiche commerciali ingannevoli in tema di sostenibilità ambientale.
Per approfondire:
Direttiva 2024/825 del Parlamento europeo e del Consiglio del 28 febbraio 2024 che modifica le direttive 2005/29/Ce e 2011/83/Ue per quanto riguarda la responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde mediante il miglioramento della tutela dalle pratiche sleali e dell’informazione.
Fondazione per lo sviluppo sostenibile, RELAZIONE SULLO STATO DELLA GREEN ECONOMY – 2024, https://www.statigenerali.org/wp-content/uploads/2024/10/Relazione-sullo-stato-della-green-economy-in-Italia-2024.pdf
Foto d’intestazione: Ecomondo media kit – https://www.ecomondo.com/media-room/download-loghi-immagini-e-foto