5 ottobre giornata internazionale degli insegnanti e delle realtà che entrano nelle scuole come Enti Formatori

Anche quest’anno il 5 ottobre è stata celebrata la giornata internazionale degli insegnanti con il tema “Insegnare in libertà, dare maggior potere agli insegnanti”. Istituita dall’UNESCO nel 1994, questa giornata ricorda la sottoscrizione delle Raccomandazioni dell’UNESCO sullo status di insegnante. Si tratta di un riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti su scala mondiale. L’obiettivo fondamentale è quello di suscitare riflessioni sul ruolo dei professionisti della formazione, sulle sfide che affrontano quotidianamente, sulle difficili condizioni di lavoro nei vari posti del pianeta. Insegnare in una nazione libera è molto diverso che insegnare in una nazione in cui la libertà è preclusa.

A questo va aggiunta l’adozione dell’Obiettivo 4 di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, “Istruzione di qualità”, nel quale gli insegnanti vengono riconosciuti come soggetti chiave per l’attuazione della stessa. Il loro impegno infatti, è fondamentale, per fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti. Importante è l’obiettivo di incrementare il livello di alfabetizzazione globale e ridurre l’abbandono scolastico precoce, contribuendo a migliorare la vita delle persone e a raggiungere lo sviluppo sostenibile.

Nelle scuole entrano anche Enti Formatori riconosciuti dal MIM, Ministero dell’Istruzione e del Merito. Tra i tanti citiamo il CAI, Club Alpino Italiano, riconosciuto in particolare per il ruolo che svolge nella promozione e valorizzazione del patrimonio naturale e per il contributo al tema della sostenibilità. Il Comitato Direttivo Centrale, ha costituito il Gruppo di Lavoro “CAI Scuola” il 14 giugno 2024 e proprio il 5 ottobre scorso il Consiglio Centrale CAI, riunito a Milano, ha scelto il simbolo che accompagnerà le azioni rivolte al mondo della Scuola. Importante e benaugurante la coincidenza dell’approvazione del logo CAI Scuola nello stesso giorno in cui il mondo parla di istruzione, insegnamento, educazione, di giovani!

Il CAI scuola è vicino ai docenti con molte proposte ne citiamo una in particolare: Turismo Sostenibile Montano in Ambito Scolastico https://caiscuola.cai.it/progetti-educativi/i-nostri-progetti/turismo-scolastico-sostenibile/, avviato a settembre e in programma nei prossimi mesi di ottobre e novembre. Nel logo la C di CAI ingloba una lente d’ingrandimento come stimolo a fermarsi e osservare, avvicinandoci ai particolari che il nostro occhio non riesce a cogliere, palese richiamo alle attività incluse nei Piani di Offerta Formativa che hanno come acronimo STEM Science, Technology, Engineering and Mathematics. È un messaggio di mobilità lenta e attenta che, nel percorrere un sentiero, suggerisce di guardarci attorno. Ma è anche una metafora perché ci invita a raccontare una società che cambia, utilizzando la montagna così sensibile alla crisi climatica, come “lente di ingrandimento”, che ci porta a osservare la realtà attorno a noi e dentro di noi, riconducendo ad essa gli irrinunciabili valori di equilibrio, sostenibilità e resilienza delle “terre alte”. Proprio in questo il CAI scuola è vicino ai docenti di ogni ordine e grado.

Alberta

PAC 2023-27: dibattito aperto sui vincoli ecologici

Di Alessandro Campiotti


La Corte dei conti europea sottolinea che la PAC 2023-27 risulta più ecologica della precedente, ma le numerose deroghe ed esenzioni introdotte rischiano di minare il raggiungimento degli obiettivi in materia di clima e ambiente. Nuove colture adattabili ai cambiamenti climatici e agroforestazione sono tra le soluzioni per garantire la produzione e promuovere la biodiversità.

Foto di Alessandro Campiotti

Dopo quasi due anni dall’entrata in vigore nel gennaio del 2023, la politica agricola comune (PAC), che regolamenta il settore agricolo degli stati membri dell’Unione europea (UE), non sembra soddisfare al meglio i requisiti in materia di neutralità climatica, contenimento dell’inquinamento atmosferico e contrasto alla perdita di biodiversità. È quanto emerge dalla relazione “Piani della politica agricola comune” recentemente pubblicata dalla Corte dei conti europea, che ha valutato i risultati fin qui ottenuti dalla PAC 2023-27, mettendo in luce una serie di aspetti che, nell’attuale situazione, limiterebbero il raggiungimento degli obiettivi prefissati in fase di programmazione. Per comprendere meglio l’attenzione rivolta nei confronti della PAC, bisogna considerare che si tratta di un ambito di intervento fondamentale per l’UE, per il quale sono stati stanziati circa 387 miliardi di euro, pari al 31% del bilancio europeo 2021-2027. L’intero budget fa capo a due fondi, anche chiamati pilastri della PAC, di cui il primo, Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA), è legato ai pagamenti diretti a sostegno del reddito degli agricoltori, e attualmente gestisce 291 miliardi di euro, mentre il secondo, Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), ne gestisce 95.

Da quando è entrata in vigore per la prima volta nel 1962, dopo l’istituzione avvenuta nel 1957 con i Trattati di Roma, la PAC ha più volte cambiato volto e indirizzo, per far fronte alle diverse sfide poste dal contesto internazionale e orientare gli obiettivi di sviluppo e ammodernamento del settore primario affinché diventasse competitivo sul mercato globale. Nei primi anni, l’interesse prioritario era volto a perseguire l’incremento della produzione alimentare, per garantire ai cittadini dell’allora Comunità Economica Europea le risorse adeguate a prezzi accessibili, e assicurare allo stesso tempo un tenore di vita equo alla popolazione agricola, tramite l’imposizione di un prezzo minimo per i prodotti. Tra gli anni ’60 e ‘70, questa politica di sostegno ai prezzi incentivò gli agricoltori ad investire in nuove tecnologie, favorendo la meccanizzazione del settore agricolo, che consentì di aumentare la produttività e colmare il deficit produttivo del dopoguerra. Nei decenni a seguire, la Commissione europea, tramite le diverse riforme della PAC, si trovò a gestire le questioni legate alle eccedenze produttive, all’inserimento delle quote di produzione, all’ottenimento di prezzi che fossero competitivi sul mercato internazionale, fino all’introduzione di nuovi criteri di accesso ai finanziamenti vincolati non solo alla qualità dei prodotti, ma anche ad un maggior rispetto per la tutela ambientale, il benessere animale e la biodiversità.

Ai fini di una maggiore promozione di questi aspetti, l’ultima programmazione, elaborata tra il 2018 e il 2021, è stata fortemente condizionata dal Green Deal europeo, un ambizioso piano di crescita approvato nel 2019, che ha tracciato una serie di obiettivi al 2030, come la riduzione del 55% delle emissioni di gas climalteranti, il contrasto alla perdita di biodiversità, il raggiungimento del 25% delle superfici agricole coltivate a biologico e la riduzione del 50% dell’uso di prodotti chimici più dannosi. Per tali ragioni, la PAC 2023-27 ha ridimensionato la quota di pagamenti diretti facilmente ottenibili dall’85% al 48% rispetto alla precedente PAC 2014-20, e ha vincolato il 25% ad un pacchetto di misure green chiamate Ecoschemi, basate su pratiche agronomiche rispettose dell’ambiente, del clima e del benessere animale, come l’introduzione di fasce di inerbimento tra le piante arboree, l’avvicendamento tra colture “miglioratrici” e “depauperanti” per promuovere la fertilità del suolo, la destinazione di superfici agricole per la crescita prati melliferi per il richiamo degli impollinatori.

Come era prevedibile, le modifiche introdotte hanno determinato preoccupazione e malcontento tra gli agricoltori e gli operatori del settore, che lamentano una ridotta libertà di impresa causata dalle nuove condizioni di accesso ai fondi europei. Alcune delle principali critiche sollevate si riferiscono al divieto di coltivare per due anni consecutivi le colture cosiddette “depauperanti” sulla stessa particella di terreno, che nel tempo potrebbe indebolire le filiere produttive locali, così come è stato espresso dissenso nei confronti dell’obbligo di mantenere il suolo coperto in determinati periodi dell’anno, limitando la possibilità di effettuare le lavorazioni del terreno. Per tali ragioni, le associazioni di categoria hanno organizzato manifestazioni in tutti i paesi europei per protestare nei confronti della nuova PAC, chiedendo la modifica delle misure più limitanti. In risposta a questa situazione la Commissione europea ha approvato l’attenuazione di alcuni requisiti di condizionalità, fornendo una serie di deroghe ed esenzioni. A questo proposito, la Corte dei conti europea, nella sua relazione, ha sottolineato che l’assetto della PAC emerso dalle ultime modifiche favorirà l’accesso ai finanziamenti da parte degli agricoltori, ma avrà risultati meno soddisfacenti in materia di clima e ambiente, rendendo “molto improbabile” il raggiungimento di alcuni obiettivi comuni al Green Deal. Un passo in avanti si potrebbe fare rimodulando alcuni sistemi colturali, in modo tale da selezionare specie vegetali più adattabili ai cambiamenti climatici in atto, e al tempo stesso potenziare la tecnica dell’agroforestazione, che consiste nell’integrazione di specie arboree e arbustive nei terreni coltivati, per rendere più complesso l’agroecosistema e in questo modo potenziarne la biodiversità e la resistenza.

Per approfondire:

Commissione europea: “Il Green Deal europeo”, Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale delle regioni”. Bruxelles, 11.12.2019 COM (2019) 640 final.

Corte dei conti europea: Relazione speciale “Piani della politica agricola comune. Più verdi ma non all’altezza delle ambizioni dell’UE in materia di clima e ambiente” presentata in virtù dell’articolo 287, paragrafo 4, secondo comma, del TFUE.

Tetti verdi e orti di comunità per la rigenerazione urbana

Di Alessandro Campiotti

Decarbonizzare, rigenerare, gentrificare, sono tra le parole chiave che hanno caratterizzato la VII edizione della Milano Green Week 2024. L’evento “Coltiviamo case green per decarbonizzare la città” è stato l’occasione per illustrare alla cittadinanza un esempio ecologico di riqualificazione edilizia nella periferia milanese.


Esempi di verde urbano. Foto di Alessandro Campiotti

Lo scorso 26 settembre, nell’ambito della Milano Green Week 2024, si è tenuto il convegno dal titolo “Coltiviamo case green per decarbonizzare la città”, organizzato da Prospecta Formazione con il contributo di Ricehouse, allo scopo di divulgare i risultati di un esempio di riqualificazione edilizia in chiave green. L’evento ha avuto luogo nel quartiere Barona della periferia sud-ovest di Milano, precisamente in Via Russoli, dove sorge un complesso di edilizia popolare di proprietà dell’Aler (Azienda Lombarda di Edilizia Residenziale) costruito negli anni ’80 e composto da quattro torri che ospitano circa 200 alloggi. Tra il 2022 e il 2024, gli edifici sono stati riqualificati nell’ambito di un progetto che ha visto la partecipazione di un partenariato misto tra pubblico e privato, a cui sono state aggiunte le risorse del Superbonus 110%, per un costo complessivo di 15 milioni di euro. Le torri sono state dotate di un cappotto termico per la coibentazione delle pareti esterne realizzato con un mix di materiali di origine naturale, costituito da legno e paglia di riso, provenienti da aziende agricole locali. Inoltre, sono stati migliorati i tetti e i lastrici solari, che hanno subito delle modifiche strutturali per ospitare giardini e orti urbani di comunità realizzati a 30 metri da terra.

Nonostante l’evento fosse rivolto in particolare ai professionisti del settore della bioedilizia – ingegneri, architetti, agronomi, geometri – ha riscontrato l’interesse di un pubblico più ampio, in quanto il programma ha previsto l’alternanza di interventi e contributi da parte dei diversi stakeholders che operano nel campo della rigenerazione urbana: dagli attori istituzionali alle associazioni civiche, dal mondo delle imprese a quello delle startup. Ad aprire il convegno è stato l’assessore all’ambiente e al verde del Comune di Milano Elena Grandi, che ha sottolineato la visione olistica alla base del progetto, in cui ampio spazio è stato dedicato agli aspetti tecnici, senza tuttavia dimenticare i risvolti legati alla sostenibilità economica e sociale. A questo proposito, l’architetto Tiziana Monterisi, CEO e co-fondatrice di Ricehouse, nonché tra le responsabili del progetto, ha ripercorso le tappe che hanno condotto alla realizzazione dell’opera, mettendo in risalto l’importanza che hanno avuto il coinvolgimento e la sensibilizzazione dei condomini ai fini di una migliore riuscita dei lavori. L’idea nasce nel 2014 ed è ispirata alla riflessione dell’artista Michelangelo Pistoletto, che, tramite la mostra Terzo Paradiso – coltivare la città, proponeva di avviare processi di rigenerazione urbana, massimizzando la presenza dell’elemento naturale, per stimolare le persone ad una maggiore connessione con la natura. Riguardo gli aspetti tecnici dell’opera, i relatori hanno spiegato che la realizzazione di pannelli prefabbricati di facile applicabilità, ha consentito di operare in acrobatica, ovvero senza l’ausilio di ponteggi, il che ha contribuito a comprimere fortemente i tempi e i costi dell’intervento, oltre a ridurre lo stress per i condomini. Particolare attenzione è stata rivolta all’applicazione di accorgimenti finalizzati a migliorare l’efficienza energetica degli edifici, che in questo modo risultano più freschi in estate e più caldi in inverno, comportando un minor ricorso ai sistemi di raffrescamento e riscaldamento dell’aria. In entrambi i casi, si ottiene un risparmio in termini di energia elettrica, che si traduce anche in una riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera e in un risparmio economico in bolletta, utile a contrastare la povertà energetica. A questo proposito, nel 2024 il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva “case green”, che dovrà essere recepita dagli stati membri dell’UE entro il maggio del 2026, con l’obiettivo di ridurre i consumi energetici degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20/22% entro il 2035.

Di questo, e di altro ancora, si è discusso nella tavola rotonda a chiusura dell’evento, dove è stato affrontato il tema della manutenzione necessaria a gestire i tetti verdi. I relatori hanno introdotto le principali differenze che caratterizzano i substrati delle coperture vegetali, che possono essere più o meno profondi in relazione alle piante che dovranno ospitare: dai semplici prati melliferi, che richiedono 14 centimetri (tetto estensivo), alle specie arboree che hanno bisogno di 50 centimetri per sviluppare l’apparato radicale (tetto intensivo). Pertanto, è stato chiarito che, mentre un tetto verde non praticabile richiede un paio di interventi annui, gli orti sugli edifici necessitano di una manutenzione frequente, che peraltro può essere gestita dai condomini stessi in una logica di social housing. In questo caso, una gestione condotta dagli inquilini contribuisce a promuovere il senso di appartenenza alla comunità, ma allo stesso tempo rafforza la responsabilità di custodire gli spazi comuni, anche per contrastare il fenomeno delle occupazioni abusive. È stato sottolineato, inoltre, come gli orti urbani, realizzati in prossimità del suolo o sul tetto di un edificio, possano assumere la funzione di giardino terapeutico per persone affette da disabilità come autismo e Alzheimer, consentendo loro di entrare a contatto con la natura e contribuire a coltivarne i frutti. Alla domanda finale in merito alla possibilità di mangiare ortaggi e frutti prodotti in città, dove l’aria è spesso molto inquinata, il pubblico è stato tranquillizzato, in quanto i prodotti sono stati analizzati, ed eccetto alcune verdure a foglia larga come gli spinaci, sono risultati perfettamente commestibili, a patto che non si dimentichi di effettuare la consueta pulizia con acqua corrente prima di servirli a tavola.

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